
Al congresso della Lega Matteo Salvini è riconfermato segretario con 465 voti contro i 146 di Massimo Garavaglia, il 76% dei consensi. Il leader annuncia che porterà nel governo la richiesta di «stop a soldi e armi a Kiev» e salda i conti con i dissidenti: «Invitare a boicottare Pontida è tradimento del leghismo», avverte, mentre «basta a chi tratta i fratelli come nemici». Dai racconti del congresso emerge anche la sfida interna, con i veneti che «hanno tirato indietro il braccino».
Grande giornata per la Lega: Salvini riconquista la segreteria con il 76% dei voti, 465 contro i 146 di Garavaglia, e punta subito in avanti promettendo di portare nel governo lo «stop a soldi e armi a Kiev». L'avviso ai dissidenti — «basta a chi tratta i fratelli come nemici», «invitare a boicottare Pontida è tradimento» — riporta compattezza: il partito esce unito e più forte, e il futuro è promettente.
Vittoria che sa di rissa: Salvini si riconferma al congresso della Lega con 465 voti contro i 146 di Garavaglia (76%), ma la promessa «pacifista» dello stop alle armi a Kiev difficilmente diventerà politica di governo. Intanto la resa dei conti con chi «boicottava Pontida» — «tradimento del leghismo» — segnala un partito che non guarisce: tanto, alla fine, non cambierà niente.
Che umiliazione per i fedelissimi trattati da nemici: Salvini stravince al congresso della Lega con 465 voti contro i 146 di Garavaglia e invece di tendere la mano lancia la resa dei conti — «invitare a boicottare Pontida è tradimento del leghismo», «basta a chi tratta i fratelli come nemici». E la promessa «stop a soldi e armi a Kiev» resta lettera al vento: regolare i conti interni davanti alle telecamere è un modo misero di fare politica.
Numeri troppo puliti: 465 contro 146, il 76% a Salvini — eppure i «veneti che tirano indietro il braccino» raccontano un'altra storia. Perché il congresso della Lega si chiude con la promessa «stop soldi e armi a Kiev» proprio mentre il governo decide altro? E chi ha spinto la sfida di Garavaglia, sapendola persa? Il racconto ufficiale della riconferma non convince: qualcuno ha bisogno che Salvini sembri forte, e i conti interni si regoleranno in silenzio.
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